La crisi dell’automotive, pilastro fondamentale dell’export abruzzese, viaggia soprattutto sulle cifre: nei primi nove mesi del 2024, analizza uno studio realizzato per la Cna Abruzzo su dati Istat e Coeweb da Aldo Ronci,ha segnato una caduta di 478 milioni di euro rispetto all’anno precedente, disegnando una parabola che nell’arco di cinque anni,dal 2019 ad oggi, ha perso per strada – è davvero il caso di dirlo– qualcosa come un miliardo e 73 milioni di euro. Numeri assoluti che tradotti in percentuali dicono come l’Abruzzo segni complessivamente un “meno 31,2%”, contro una media nazionale dello stesso settore che si ferma a “meno 17,4%”.

La performance negativa del tradizionale comparto leader delle esportazioni abruzzesi, mentre le istituzioni a tutti i livelli si interrogano sulle misure da adottare per frenarne la caduta insieme alle aziende interessate,si riflette negativamente – come è prevedibile– sull’insieme del nostro sistema di esportazioni. Sistema che registra un decremento di 221 milioni, corrispondente a ‐2,9%,a fronte di una decrescita nazionale più contenuta (-0,7%):«Un risultato di gran lunga peggiore di quello dei due trimestri precedenti – illustra l’autore dello studio – che fa retrocedere l’Abruzzo al 14esimo posto della graduatoria nazionale, nonostante l’ottima performance realizzata da comparto farmaceutico localizzato fondamentalmente nell’Aquilano, che è salito di 225 milioni, con una variazione del 23,9% a fronte di una media nazionale del 5,8%».In complesso, a sostenere sui mercati internazionali le nostre produzioni – oltre al farmaceutico – provvedono tessile e abbigliamento (+13,7%), prodotti metallici (+7,6%) ed alimentari(+10,5%), ovvero settori che riflettono in larghissima misura il lavoro di imprese abruzzesi.Soprattutto dagli alimentari arriva una significativa e interessante iniezione positiva, favorita dai risultati conseguiti da pasta, olio e vino: settori che piazzano l’Abruzzo, tra le regioni d’Italia, alle primissime piazze nelle rispettive classifiche, con l’olio addirittura al primo posto, vino al terzo e pasta al quarto.

Quanto alle quattro province abruzzesi, ovviamente, le cifre complessive riflettono l’andamento dei rispettivi settori-portanti: così L’Aquila,grazie al farmaceutico, realizza il più alto incremento con 251 milioni, contro i 58 di Pescara; mentre con il segno negativo figurano Teramo (-191 milioni) ma soprattutto il Chietino provato dalla crisi dell’automotive (-339). «Il mondo delle piccole e micro imprese guarda con grande preoccupazione la crisi dell’automotive, che rappresenta per il vastissimo indotto che vi ruota intorno una ragione stessa di sopravvivenza, motiv oper cui partecipiamo attivamente a tutti i tavoli istituzionali dedicati al settore» dice il direttore regionale di Cna Abruzzo Silvio Calice,che aggiunge: «E’invece da giudicare di grandissimo interesse il risultato positivo conseguito da settori che in gran parte, o in tutto, sono legati a marchi abruzzesi, come tessile-abbigliamento e alimentari: questo deve però spingere, soprattutto la Regione, a mettere in campo misure di promozione e sostegno sui mercati internazionali, onde rafforzare la loro capacità competitiva».