La “liberalizzazione” degli accessi dei taxi nell’area dell’aeroporto d’Abruzzo deve essere regolata secondo quanto prevede la legge, e non in base a decisioni estemporanee. Lo afferma il direttore della Cna di Pescara, Carmine Salce,
secondo cui il clima di esasperazione che si è determinato tra gli operatori pescaresi a seguito della decisione dell’Enac di aprire le porte dell’aeroporto anche ai taxi di altre città capoluogo, va evitato, creando le premesse per una positiva opportunità di collaborazione tra i diversi soggetti interessati. A detta di Salce, «se al testo di legge si deve fare riferimento per quel che concerne l’accesso delle auto pubbliche (decreto legislativo numero 422 del 19 novembre 1997, ndr) occorre allora che tutti lo leggano bene e per intero: «Il comma 8 dell’articolo 14, che è poi quello oggi in discussione - prosegue Salce - se da una parte prevede sì che “sono autorizzati a effettuare servizio di piazza i titolari di licenze per servizio taxi rilasciate dai comuni capoluogo di Regione e di Provincia, nonché dal comune o dai comuni nel cui ambito territoriale l’aeroporto ricade”, afferma pure che “i comuni interessati, d’intesa, disciplinano le tariffe, le condizioni di trasporto e di svolgimento del servizio, ivi compresa la fissazione del numero massimo di licenze che ciascun comune può rilasciare proporzionalmente al bacino d’utenza aeroportuale”».
«Mi chiedo - conclude il direttore della Cna pescarese - se tutto ciò sia mai stato fatto. O se invece si scarichi l’inerzia e la latitanza delle istituzioni sui tassisti, determinando un clima di esasperazione e di guerra tra poveri che non giova certo ai clienti, che pretendono invece un servizio economico, efficace ed efficiente. Ricordo, a questo proposito, che spetta alla Regione e al suo presidente, in caso di “mancata intesa tra i Comuni”, provvedere a regolare la situazione, ma di tutto questo non esiste traccia».







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