Luca Iaia (nella foto) ha preso parte a Pescara all'assemblea degli operatori del restauro, in lotta per la modifca del nuovo testo
del “Codice del restauro” voluto dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi.
Una battaglia che assume un significato particolare, in Abruzzo, quella contro il decreto ministeriale 30 marzo 2009 numero 53, anche alla luce dei compiti ingenti legati al recupero dei beni artistici e architettonici danneggiati dal sisma del 6 aprile del 2009. Nel mirino delle associazioni d’impresa, come spiega per la Cna abruzzese Renato Giancaterino, sono soprattutto le nuove regole d’accesso alla professione previste dal nuovo Codice del restauro: «In questo settore operano in Italia quasi 13mila imprese e oltre 32mila addetti, che comprendono numerose figure specializzate nei settori della ceramica, della cantieristica, degli strumenti musicali, dell’oreficeria, argenteria, del tessile, del legno, del vetro. Tanti ma insufficienti, come documenta l’Unesco, visto che oltre la metà del patrimonio artistico mondiale si trova in Italia. Le regole d’attuazione varate con grande ritardo rispetto alla previsione del Codice del restauro considerano unicamente validi i requisiti maturati prima del 2001: chi ha restaurato negli ultimi 8 anni è come se non lo avesse fatto. Per non parlare dell’esame per ottenere l’abilitazione: un’ora di tempo per risolvere 100 domande a risposta multipla che spaziano in ogni settore del restauro, dal legno alla carta, dalla pietra a vetro, quando è noto che l’ambito di intervento è fortemente specialistico» dice. «E’singolare – conclude – che la selezione delle migliori professionalità e competenze sia affidata a un quiz: nasce il dubbio che il vero obiettivo sia alzare solo le barriere all’ingresso e creare una elite di poco più di 600 ‘patentati’, quanti sono i diplomati delle tre scuole riconosciute. Relegando al ruolo di meri sub-fornitori le restanti migliaia di operatori capaci e qualificati».







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