Modificare alcuni punti essenziali delle linee guida relative al rinnovo e all’estensione delle norme in materia di concessioni demaniali marittime. E’ l’obiettivo della Fab-Cna, che venerdì scorso ha chiamato a raccolta le imprese del settore e gli amministratori locali
(era presente, tra gli altri, il primo cittadino di Alba Adriatica, Franchino Giovannelli) per formalizzare i punti di dissenso rispetto alla bozza messa a punto dall’assessorato regionale al Turismo, e già presentata alle parti sociali.
A detta del segretario regionale della Federazione autonoma dei balneatori, Cristiano Tomei, le distanze tra il progetto proposto dall’assessore Mauro Di Dalmazio e le imprese, riguardano anche diversi punti-chiave: «Nell’attuale impostazione della Regione – dice – non esiste una distinzione tra nuove e vecchie concessioni. Si tratta invece di un aspetto essenziale, perché queste ultime hanno il diritto di vedersi riconoscere gli investimenti realizzati nel corso degli anni, e per i quali pagano ancora rate di mutui e ammortamenti. Ancora, ai fini dell’estensione delle concessioni, e sempre per restare alla parte economica del provvedimento, occorre includere negli investimenti presi in considerazione anche le quote per attrezzature e servizi, oggi esclusi e prevedere indennizzi a favore di concessionari che decidano di lasciare l’attività. Infine, l’attuale proposte non include gli investimenti effettuati in epoca precedente al 1° gennaio del 2008, che è poi la data di rilascio dell’attuale titolo di concessione».
A detta della Fab, il piano presentato alle associazioni d’impresa non ha preso in considerazione una fetta rilevante dell’attuale offerta turistica costiera, ovvero le spiagge al servizio di alberghi e campeggi: aree destinate alla sola posa degli ombrelloni, per le quali la Fab chiede sia messa a punto una norma specifica. E tra le “dimenticanze” del progetto regionale, Tomei segnala pure quelle relative ad aree demaniali marittime su cui insistono altri tipi di servizi, come parchi giochi o edicole.
Critica, infine, la Fab è sulla mancata inclusione di indicazioni a sostegno delle energie rinnovabili e dei materiali eco-compatibili, oppure della raccolta differenziata con tecnologie innovative: «Senza questi incentivi – insiste la Fab - difficile immaginare una evoluzione dell’attività dei nostri esercizi in linea con le aspettative di una larga parte dell’utenza sensibile ai temi eco-compatibili».







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