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Ombrina mare, il no di Cna
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Il ministero dell’Ambiente non rilasci la richiesta di concessione presentata dalla società Mediterranean Oil and Gas per l’installazione di nuovi impianti di estrazione petrolifera al largo della coste abruzzesi, nella zona di San Vito Chietino, un progetto meglio conosciuto come “Ombrina mare”.

E’ quanto chiede, con il testo delle osservazioni inviate al ministero di via Cristoforo Colombo il presidente regionale della Cna, Italo Lupo. Al ministro Stefania Prestigiacomo, il presidente della confederazione artigiana abruzzese sottolinea come il nuovo insediamento, fortemente avversato come il precedente “Centro Olii” da un ampio fronte di associazione ambientaliste, d’impresa ed enti locali, rischi di «produrre potenziali, enormi danni alla pesca, alla flora marina, alla costa teatina al turismo, non solo balneare».

A detta della Cna, il nuovo progetto estrattivo contrasta con la strada, intrapresa da anni dall’Abruzzo, di qualificarsi come territorio a “ vocazione verde”: «Esistono tre Parchi nazionali e uno regionale, un terzo del territorio è protetto. Oltretutto, nella zona interessata dal progetto esiste una tradizione enologica d’eccellenza, riconosciuta a livello internazionale, con una forte vocazione agricola legata alla produzione di vini e oli di elevata qualità».

A detta di Lupo, forti riserve esistono, sulla base dei documenti pubblici consultabili, sui rischi ambientali e sociali che il nuovo insediamento comporterebbe: «A nostro giudizio non vengono presi in seria considerazione gli effetti su pesca, turismo, stabilità dei fondali marini e inquinamento delle acque. L’utilizzo dei fanghi di perforazione è una delle principali cause di inquinamento delle coste, soprattutto se del tipo più economico, per l’habitat marino e le persone. Inoltre, non vengono riportate le caratteristiche degli olii e dei gas che si dovrebbero estrarre, tutto mentre è noto che il petrolio abruzzese è di bassissima qualità, carico di inquinanti a base di zolfo».

Per la Cna, il nuovo insediamento – ove autorizzato – potrebbe diventare la pietra tombale sulle velleità di sviluppo turistico regionale: «Sulle nostre coste insistono ben 13 “Bandiere blu” riconosciute dalla Fee, la Foundation for environmental education, due riserve di pesca create con legge regionale del 2007, il Parco nazionale della costa Teatina, la costa dei trabocchi».

 
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