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Imprese alimentari alla sfida della certificazione
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agricoliSono circa 2mila e 300 le imprese abruzzesi del food, la maggior parte delle quali di piccole dimensioni, interessate all'introduzione delle nuove norme in materia di certificazione dei prodotti agro-alimentari: un percorso, questo, destinato a modificare profondamente i rapporti con il mercato, con la clientela e con i concorrenti. Sono alcuni degli aspetti approfonditi nel corso del convegno “Certificare i prodotti alimentari: un fattore decisivo per la competitività delle imprese” che la Cna abruzzese ha organizzato giovedì scorso per fare il punto, con il supporto di esperti - tra gli altri Sergio Iacoboni dell'Arssa; Silvana Marchese di Certiquality; Matthias Laubenstein del Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso – di imprenditori, di rappresentanti istituzionali, sulle diverse novità legislative introdotto di recente nel settore, ma anche sull'apporto che la ricerca scientifica può fornire.
Nello scenario di Palazzo Corvo ad Ortona, sede dell'Enoteca regionale abruzzese, sono state affrontate così le prospettive che la certificazione di qualità introduce in una filiera, come quella dell'agro-alimentare, composta in prevalenza di micro-aziende produttrici di vino, olio, prodotti da forno, dolciarie, di conserve, di pasta e liquori. Un comparto che rappresenta circa il 24% delle imprese del settore manifatturiero regionale. Al centro della discussione, il forte legame tra certificazione e sviluppo della ricerca e dell'innovazione: “La filiera agro-alimentare - ha detto tra l'altro nel suo intervento Silvio Calice, della Cna di Chieti illustrando le opportunità di finanziamento, anche di carattere comunitario, come il progetto “Wide” del programma “Med” - per le imprese che decidono di affrontare la sfida della certificazione - presenta alcuni indubbi punti di forza, come l'elevata qualità dei prodotti, il legame spesso inscindibile con il territorio di riferimento, i suoi valori storico-paesaggistici, le attività artigianali presenti. Senza dimenticare il vantaggio costituito dal minor impatto che la concorrenza estera rappresenta rispetto alle nostre imprese in questo settore”.
 
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