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Aeroporto a rischio declassamento
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18FEsiste il rischio reale di un declassamento dell’aeroporto d’Abruzzo. Lo afferma la Cna abruzzese, che a sostegno del proprio allarme tira fuori il testo del documento conclusivo redatto dalla commissione parlamentare di indagine, istituita dalla Camera dei deputati, sul sistema aeroportuale italiano e depositata al termine di un lavoro che ha visto impegnata per mesi la commissione presieduta da Mario Valducci del Pdl. Un problema serio, secondo l’associazione degli artigiani presieduta da Italo Lupo e diretta da Graziano Di Costanzo, soprattutto per le prospettive di sviluppo turistico regionale che una infrastruttura decisiva come l’aeroporto assicura, già al centro in questi giorni di una serie di allarmi giustificati per la tenuta dei propri bilanci e per i rischi connessi alla chiusura di alcune attività.
La Cna chiede ora una decisa mobilitazione, e «un pronunciamento chiaro contro il rischio declassamento da parte delle istituzioni locali, ma soprattutto dal principale azionista, la Regione, in questo momento forse più interessata al rinnovo di seggiole e poltrone, in seno alla società di gestione dello scalo, che alle sue prospettive di mercato. E la chiede anche a quel sistema camerale, governato dalle associazioni d’impresa, che partecipa al capitale sociale della Saga con una quota significativa ripartita tra le quattro Camere di commercio».
Ad accrescere l’allarme sul lavoro della commissione, sono ora le indicazioni messe “nero su bianco” contenute nel documento finale: «L’Italia non ha bisogno di un maggior numero di aeroporti - si legge in un passaggio del testo, già disponibile online sul sito della Camera dei deputati, e che riassume il punto di vista dei commissari dopo l’ascolto dei rappresentanti delle principali compagnie aeree, dei vertici degli scali più grandi e trafficati, dei dirigenti dei diversi organismi che a vario titolo gestiscono l’aviazione civile italiana, con l’Ente nazionale di assistenza al volo, l’Enac - ma di aeroporti più grandi, più efficienti e meglio connessi, attraverso collegamenti intermodali con la rete ferroviaria  e stradale». Parole che suonano come un serio avvertimento per una infrastruttura, come quella pescarese, che con una quota di mercato inferiore ai 500mila passeggeri l’anno, e la prospettiva di raggiungerne 800mila entro il 2013, sembra rappresentare quasi l’emblema degli scali a rischio declassamento.A detta della Cna abruzzese, che cita ancora il testo del documento finale della commissione parlamentare di indagine sugli scali italiani (tra i cui componenti siede anche l’ abruzzese Daniele Toto del Pdl, ndr) la sfida dei cieli che si aprirà nei prossimi anni a livello continentale e tra vettori nazionali e compagnie low cost sarebbe frenata dall’eccessiva proliferazione di scali di medie e piccole dimensioni. Una tesi alla base della nascita stessa della commissione e ribadita in più passaggi del documento, laddove si individua con nettezza una doppia soglia “minima” (5 milioni per gli aeroporti di rilevanza comunitaria, un milione per quelli di minori dimensioni) al di sotto delle quali si apre di fatto la strada di un declassamento. Ovvero, dice il testo, «dell’esclusione dal traffico commerciale, con l’eliminazione di notevoli costi a carico della finanza pubblica che questo comporta». Un limite derogabile, sempre stando all’atto parlamentare, solo in presenza di esigenze particolari, come quelle di mobilità delle isole minori.
Secondo la Cna abruzzese, che partecipa con propri rappresentanti alla gestione del sistema camerale regionale, socio della società di gestione dello scalo, la Saga, «è evidente come l’iniziativa parlamentare, se non adeguatamente e rapidamente contrastata, apra la via a un serio rischio di retrocessione dello scalo d’Abruzzo». Visto che, oltretutto, i paletti fissati dalla commissione sembrano preludere a un nuovo assetto normativo destinato a imporre agli aeroporti di minori dimensioni un futuro tutto “lacrime e sangue”, come si legge nel documento di sintesi: «Il mantenimento e lo sviluppo di queste strutture dovrebbe essere definito sulla base di criteri rigorosi di sostenibilità economica e di effettiva capacità di attrazione e assorbimento del traffico aereo, escludendo interventi economici pubblici a sostegno della gestione ordinaria».
Dunque, conclude la Cna nella sua nota, «se da una parte non è davvero il caso di prendere sottogamba le conclusioni dei lavori parlamentari della commissione, destinati ad aprire la via ad una nuova normativa, dall’altra occorre che la Regione sblocchi al più presto le risorse finanziarie destinate allo scalo e sin qui non erogate».
 
 
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